Il dott. Riccardo Foti a Formia con la Nazionale italiana di spada

7 ottobre 2026

Share this article

Il lavoro al fianco degli atleti si svolge anche durante la preparazione, prima degli appuntamenti agonistici. 

È in questo contesto che si inserisce la presenza del dott. Riccardo Foti all’allenamento collegiale della Nazionale italiana di spada a Formia, documentata in un post pubblicato sul suo profilo Instagram il 6 maggio 2021. La fotografia, scattata presso il Centro di Preparazione Olimpica di Formia, racconta un momento del suo percorso professionale con la scherma azzurra.


Il collegiale: un momento di lavoro condiviso

Gli allenamenti collegiali rappresentano occasioni di incontro per la squadra: gli atleti si ritrovano per lavorare insieme, confrontarsi e dedicarsi alla preparazione in un ambiente comune. Il valore di questi momenti va oltre la singola seduta in pedana. Il raduno permette di consolidare il rapporto tra gli sportivi e le figure professionali che li accompagnano, ciascuna con competenze e responsabilità specifiche.


Il contributo medico nella preparazione degli atleti

La presenza del dott. Foti a Formia si inserisce nel suo impegno come medico della Nazionale italiana di scherma. Un ruolo che affianca la sua attività di chirurgo ortopedico e traumatologo a Roma e lo porta a conoscere da vicino il contesto dello sport agonistico.


Anche durante la preparazione, l’attenzione alla salute degli atleti trova spazio accanto al lavoro tecnico. Il confronto tra area medica, staff e sportivi contribuisce a mantenere la persona al centro del percorso.


Un’immagine del suo impegno con la scherma azzurra

Il post da Formia documenta una tappa di questa collaborazione, mostrando il dott. Foti nell’ambiente di allenamento della Nazionale di spada.



Un’immagine che racconta il legame tra la sua professione e lo sport: un impegno che comprende il lavoro quotidiano di preparazione, oltre alla presenza durante le competizioni.

Esplora gli articoli più recenti del blog

12 ottobre 2026
Tornare ad allenarsi dopo una pausa richiede gradualità e attenzione.
7 ottobre 2026
Il dott. Riccardo Foti approfondisce diagnosi e trattamento delle patologie dell’anca nell’intervista firmata da Marialuisa Roscino , pubblicata su La Voce della Scuola.
7 ottobre 2026
Il dott. Riccardo Foti approfondisce il tema dei trattamenti mininvasivi della colonna vertebrale.
7 ottobre 2026
Il dott. Riccardo Foti ha partecipato ai Campionati Europei di Scherma di Genova 2025 nel suo ruolo di medico della Nazionale italiana di scherma .
7 ottobre 2026
Il dott. Riccardo Foti, medico della Nazionale italiana di scherma
7 ottobre 2026
Il dott. Riccardo Foti è intervenuto su Quotidiano Sportivo per approfondire gli infortuni nella scherma e il ruolo della prevenzione.
7 ottobre 2026
La partecipazione di Barbara d’Urso a Ballando con le Stelle è stata segnata da un infortunio alla spalla, che ha accompagnato parte del suo percorso nel programma. In questo contesto si inserisce l’incontro con il Dott. Riccardo Foti , presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma, per un consulto specialistico.
Due schermidori in tenuta bianca si affrontano su una pedana illuminata, affondando sotto le luci brillanti dell’arena.
5 ottobre 2026
Uno sport elegante, di grande valore atletico, che unisce rapidità, precisione e controllo. La scherma è considerata una disciplina a basso rischio traumatico rispetto ad altre pratiche sportive da contatto, grazie all’uso di protezioni da parte degli atleti e alla presenza limitata di scontri diretti. Tuttavia, come ogni attività agonistica che richiede cambi di direzione rapidi e sollecitazioni ripetute, può essere causa di traumi sportivi, alcuni dei quali richiedono un trattamento chirurgico. Facciamo il punto con Riccardo Foti – chirurgo ortopedico e traumatologo a Roma – referente della Spada della FIS, Federazione Italiana Scherma. Dottore quali sono le zone più a rischio? “Iniziamo col dire che, tra le armi della scherma, il maggior numero di infortuni si verifica nella sciabola, seguita dal fioretto e dalla spada. Gli incidenti più frequenti riguardano il ginocchio e la caviglia. Gli affondi, i balzi e i repentini arresti compiuti dallo schermidore mettono sotto stress articolazioni, legamenti e muscoli, anche se con un’ incidenza minore rispetto al calcio e al basket. Le lesioni al menisco o ai legamenti, in particolare del legamento crociato anteriore, possono verificarsi soprattutto negli atleti di alto livello, poiché i movimenti sono esasperati dall’intensità competitiva a carico della gamba posteriore per le difficoltà di gestire la propriocezione nell’arretramento in pedana”. Ci sono altre aree interessate? “Spalla e gomito, principalmente quelli del braccio armato, sedi di sovraccarico funzionale, soggetti a tendiniti, lesioni della cuffia dei rotatori e instabilità articolari – come le instabilità croniche del gomito – che possono richiedere l’intervento chirurgico nel caso in cui la terapia conservativa non sia sufficiente. Altri distretti molto vulnerabili sono la mano e il polso. Nonostante la presenza del guanto protettivo, sono possibili fratture delle falangi o lesioni ai tendini estensori, lesioni legamentose in particolare del pollice e dell’indice, spesso provocate da colpi accidentali o cadute. Il polso invece è soggetto a instabilità del carpo e dell’ articolazione radio ulnare distale dovuta a traumi di piccola e media entità ripetuti nel tempo. In questi casi la chirurgia può essere necessaria per garantire un recupero ottimale della funzionalità fine, indispensabile all’atleta”. Come si interviene? “Il percorso verso il trattamento chirurgico è immediato in alcuni casi di infortunio, ma nella maggior parte dei traumi sportivi, si privilegia inizialmente la terapia conservativa. Fisioterapia, riabilitazione, rinforzo muscolare mirato terapie antalgiche e infiltrative. Quando però il danno anatomico è rilevante – come una rottura completa di legamento, una frattura scomposta o una lesione tendinea oppure in presenza di patologie cosiddette da “sovraccarico” particolarmente invalidanti – l’intervento chirurgico diventa la scelta obbligata”. Tecniche mininvasive. Quando sono indicate? “Queste metodologie, ad esempio l’artroscopia per il ginocchio e la spalla, hanno indubbiamente rivoluzionato l’approccio. Riducono i tempi di degenza, permettono una più rapida ripresa, limitando le complicanze. La scelta però, dopo un’accurata valuzione clinica e strumentale, spetta sempre al chirurgo”. Parliamo di riabilitazione. “Dopo le cure o l’intervento, la fase riabilitativa è fondamentale. Nella scherma, dove la precisione del gesto tecnico è essenziale, il recupero non si limita al ripristino della mobilità e della forza, ma deve reintegrare schemi motori complessi e coordinazione fine e quella che è universalmente considerata una delle qualità più importanti dello schermidore: la misura. Percorsi personalizzati, supervisionati da fisioterapisti esperti di sport da combattimento, consentono di ridurre i tempi di ritorno in pedana e di prevenire recidive”. Prevenire in generale è possibile? “Assolutamente sì. Sebbene la chirurgia rappresenti un alleato indispensabile negli infortuni più seri, la prevenzione resta il miglior “trattamento”. Adeguati programmi di riscaldamento, stretching, potenziamento muscolare e cura della tecnica di movimento riducono significativamente il rischio di traumi. Anche la corretta manutenzione delle pedane e l’utilizzo di calzature idonee giocano un ruolo importante nel limitare le sollecitazioni su articolazioni e tendini”. C’è altro? “La sinergia tra diagnosi precoce, tecniche operatorie sempre meno invasive e riabilitazione mirata consente oggi agli atleti di tornare a competere ad alti livelli, con tempi di recupero sempre più rapidi. Ma la vera sfida è culturale: diffondere tra schermidori, allenatori e medici sportivi una maggiore consapevolezza sui rischi e sulle strategie di prevenzione, affinché l’arte della scherma continui a essere soprattutto sinonimo di salute, disciplina e longevità sportiva”.